Vino dalla Sicilia
Vino dalla Sicilia
Vino dalla Sicilia
Le varietà di vino siciliano e le loro origini
Introduzione
L’isola della Sicilia è la regione più grande d’Italia per superficie e una delle più famose, conosciuta in tutto il mondo per la sua arte, storia, cucina e, in effetti, per la vinificazione, la cui tradizione potrebbe essere la più antica di tutta Italia. È un’isola conosciuta come un crogiuolo culturale, modellato dai suoi tanti diversi abitanti nel corso dei secoli: prende il nome dagli antichi Siculi, fu abitata dai Greci per molto tempo fino a essere assorbita dall’Impero Romano, dopo il cui crollo divenne, per alcuni secoli, un emirato arabo. Furono infine i Normanni la cui conquista funse da sintesi per tutto questo, il loro governo riunì le varie influenze per creare gli inizi di quella che oggi conosciamo come cultura siciliana, storicamente una delle più ricche di colori e intrighi al mondo.
Geograficamente l’isola è notoriamente un triangolo. Il punto nord-est è dove lo Stretto di Messina quasi tocca la punta della punta calabrese dell’Italia – quasi, ma non del tutto. Dirigendosi verso sud, le città di Siracusa e Noto segnano all’incirca la punta sud-orientale dell’isola; poi la lunga salita verso nord-ovest, fino a Trapani per completare quello che è un triangolo isoscele. Ci sono tre importanti catene montuose e collinari: i Monti Iblei nell’entroterra di Noto, i Monti Sicani verso nord-ovest e l’Appennino siciliano, un ampio tratto che va da Palermo a Messina e scende verso Catania, incontrando, ovviamente, una montagna piuttosto famosa. Su di esso agiscono quattro venti, due secchi e due bagnanti: il ponente e il sahariano, che portano aria secca rispettivamente da nord-ovest e da sud; e il Maestrale e lo Scirocco, che portano notevole umidità e precipitazioni sui versanti nord ed est dell’isola.


Il vino
Una panoramica completa del vino siciliano sarebbe chiaramente una sfida in questo caso: le dimensioni dell’isola e la diversità del terroir, con i suoi suoli, altitudini e influenze microclimatiche, sono impossibili da riassumere. Per questo blog, tuttavia, il punto di partenza più interessante è sicuramente uno dei luoghi più drammatici di tutta Europa, forse del mondo: il vulcano attivo che è l’Etna.
L’Etna DOC è stata la prima ad essere istituita nell’isola nel 1968, a riconoscimento delle caratteristiche eccezionali ed uniche che le hanno valso il soprannome di “l’isola nell’isola”. La diversità del suo suolo è così straordinaria che la DOC è divisa in ben 133 sottozone separate, conosciute come contrade, in gran parte basate sul tipo di terreno. Ovviamente è troppo da approfondire qui, ma fortunatamente possiamo restringere i fatti ad alcuni dei più pertinenti.
Innanzitutto sono quattro le uve particolarmente importanti, due nere e due bianche, per la produzione dei vini DOC: sul versante rosso, il nerello mascalese e il nerello capuccio; sul bianco, cataratto e carricante. Queste coppie di vitigni dai nomi piacevolmente assonanti prosperano nel terroir sui generisdel vulcano, producendo vini dalla mineralità spesso eccezionale.In secondo luogo è importante tenere presente come i diversi versanti della montagna siano diversamente adatti alla coltivazione delle diverse tipologie di uva. Il fattore principale è il suddetto sistema di venti, in particolare il Maestrale (temperato, ma ora più freddo, che arriva dalle vicine catene montuose a nord) e lo Scirocco (che arriva quasi senza ostacoli da est). Di conseguenza, il versante settentrionale è rinomato come il più freddo, anche per la minore esposizione solare, che curiosamente lo rende particolarmente adatto alla produzione delle uve rosse poiché ne esalta maggiormente l’acidità; l’est, invece, è il più piovoso e presenta quindi una serie di sfide legate a malattie e funghi: quindi i bianchi, e il carricante in particolare, che sono più resistenti alle malattie, prosperano di più qui; il versante sud-orientale comincia ad essere decisamente più soleggiato ma è ancora esposto al vento e alla pioggia, ma è adatto sia alla produzione rossa che a quella bianca; ed infine il versante sud-occidentale, forse il più ambito del monte, con ottima esposizione solare e forte escursione termica diurna, può produrre tutti i tipi di vini anche ad altitudini notevoli.
Per qualificarsi per l’Etna Rosso DOC i vini devono essere almeno l’80% nerello mascalese, mentre l’Etna Bianco DOC deve essere almeno il 60% carricante. Tuttavia, i vini Etna IGT realizzati con abbinamenti insoliti – o, cosa ancora più entusiasmante, varietà insolite al 100% come il nerello capuccio o anche il raro bianco minella – sono una tendenza sempre più intrigante nel mondo del vino dell’isola nell’isola. Si producono anche vini rosati, soprattutto dal nerello mascalese, mentre lo sviluppo dell’interesse per il passitosta dando risultati affascinanti. Davvero, questi meravigliosi vini, con il loro carattere raffinato e la loro mineralità unica, meritano ampiamente il loro posto ai vertici dell’immaginario enologico italiano.
Potrebbe sorprendere che l’Etna non sia una DOCG, tuttavia, come abbiamo detto altrove, è fondamentale ricordare che la DOCG non è necessariamente una misura solo di qualità ma di particolarità, che esiste uno stile di vino tradizionale che produce un tipo di vino molto identificabile e quindi merita norme molto precise. L’Etna è una zona vitivinicola molto diversificata, e quindi le normative DOC consentono ai produttori di vino la libertà di azione necessaria per mostrare quella diversità.La Sicilia ha una DOCG, ed è davvero molto particolare. Cerasuolo di Vittoria, intorno alla città di Vittoria, nella provincia sud-orientale di Ragusa, porta un nome più associato ai rosati (“cerasuolo” si traduce come “ciliegia”) prodotti soprattutto in Abruzzo. Ma il Cerasuolo di Vittoria DOCG non è un rosato: è, infatti, un vino rosso rossomolto brillante, molto vivido, un caratteristico colore cremisi traslucido che deriva dalla sua miscela caratteristica di due vitigni autoctoni siciliani: il nero d’Avola e il frappato.
Il Nero d’Avola è un’uva diffusa in tutta la Sicilia, una presenza pesante, coriacea, affumicata, minacciosa, con abbondante spina dorsale tannica. Costituisce dal 50% al 70% della miscela finale di Cerasuolo di Vittoria a seconda del vino che il produttore desidera: una decisione significativa, poiché il suo partner, il frappato, è davvero molto diverso, un rosso brillante, vibrante, quasi sorprendentemente fresco che, se vinificato come varietale, può creare rossi da frigo di allegria estiva. Il lavoro di Frappato nella miscela è quello di dare un po’ di spinta al peso del Nero d’Avola, e il risultato è qualcos’altro, un intero cesto di sapori sostenuto da una spina dorsale tannica amara e da un’acidità elettrica. Puoi capire perché questo stile necessita di una regolamentazione così particolare, dato che non esiste davvero un vino simile da nessuna parte.
Come accennato, il vitigno nero d’Avola è uno dei principali contributori a gran parte del vino dell’isola. Fornisce contributi piuttosto decisivi nelle DOC Alcamo ed Erice nel trapanese, Monreale DOC e Contessa Entellina DOC a Palermo, Contea di Sclafani DOC a Palermo, Agrigento e Caltanissetta, Eloro e Noto a Ragusa e Siracusa, e altrove, compresa la stessa “Sicilia DOC” ampio e avvolgente. Gran parte della crescente reputazione della Sicilia è stata giocata sul successo di questa varietà di alta qualità, poiché i locali la vedono essenzialmente come la risposta dell’isola al cabernet sauvignon (e un numero piccolo ma in costante crescita di piantagioni internazionali sono testimoni di questa idea!).
Naturalmente non mancano gli altri vitigni, tra cui i vitigni internazionali del merlot e soprattutto del syrah che riscontrano grande successo in gran parte dell’isola, tanto da essere inseriti nell’elenco delle uve autorizzate a produrre diversi vini DOC. È interessante notare che il Menfi DOC produce un rosso a base di un’uva chiamata alicante, non imparentata con l’uva portoghese alicante bouschet ma in realtà una varietà locale di grenache, tanto per aggiungere divertimento.Ma nonostante tutte queste meravigliose uve nere che abbondano in Sicilia, questa calda isola del sud è in realtà la patria del vino biancopiù che del rosso. Abbiamo già incontrato cataratto e carricante, l’ultimo dei quali è generalmente leggero e in qualche modo limone, e carricante, che aggiunge a questo più profumo e un sottofondo minerale e d’acciaio. Dei due, il cataratto è di gran lunga il più coltivato – anzi, è la varietà più coltivata in tutta la Sicilia, dall’Alcamo Bianco e Sciacca DOC nell’angolo nord-est, fino al Mamertino DOC nel messinese, che si dice fosse il vino preferito di Giulio Cesare.
Ci sono molte altre importanti varietà bianche da prendere in considerazione. Innanzitutto l’emozionante uva grillo (che significa “grillo”), particolarmente comune nella provincia di Trapani in DOC come Salaparuta, ma presente davvero ovunque, producendo bianchi erbacei e dal sapore verde sotto diverse etichette, in particolare il Sicilia DOC a tratti larghi.
Gli ampelografi hanno stabilito che il grillo è probabilmente il discendente del cataratto e di un’altra varietà trovata in Sicilia, sebbene si trovi anche altrove. Zibibbo è il nome locale francamente fantastico del Moscato d’Alessandria, un’uva straordinariamente inebriante e profumata che, in Sicilia, si trova principalmente sulla piccola isola vulcanica di Pantelleria, abbastanza lontana dalla costa occidentale della Sicilia. Il Pantelleria DOC è un vino passitodolce, un vino da dessert intensamente mielato e longevo che costituisce uno dei tesori più preziosi di tutta la regione.
C’è un altro vino bianco da dessert ottenuto da uve passito assolutamente dall’altra parte dell’isola, dalle Isole Eolie (leggendarie, presumibilmente, per essere la casa dei venti) al largo della costa nord-occidentale di Messina. La Malvasia di Lipari DOC, che prende il nome da una delle isole, deriva naturalmente principalmente dall’uva malvasia, ed è rinomata per il suo carattere un po’ natalizio e speziato di arancia.L’ultima di queste importanti uve bianche è l’ansonica, che si trova ovviamente fuori dalla Sicilia e le cui origini sono controverse, anche se la cui importanza sull’isola, dove è conosciuta come inzolia, è impossibile da sopravvalutare. Si trova in tutta l’isola e produce bianchi fini e secchi con un carattere un po’ di nocciola, ma è una regione in particolare, proprio nell’angolo di Trapani, dove è molto importante per quello che forse è il vino più importante della Sicilia, anzi di tutta Italia: il Marsala.
Il Marsala è un vino liquoroso proveniente dall’angolo nord-occidentale della Sicilia che comprende una fascia piuttosto ampia della provincia. Un vino base è ottenuto da qualsiasi combinazione di cataratto, grillo e inzolia (tecnicamente è consentita anche la rarissima uva damaschino), che viene poi fortificato con un brandy d’uva non invecchiato, quindi addolcito con mosto d’uva ridotto (noto come mosto cotto), o un mosto leggermente fermentato anche rabboccato con spirito, uccidendo il lievito (noto come mistela). Il vino viene poi invecchiato in botti, con gli stili più vecchi invecchiati in un sistema solera in stile Sherry, che consente in particolare la caratteristica più notevole del Marsala: il suo carattere ossidato, derivato dal non riempire completamente le botti, consentendo una maggiore superficie di contatto con l’ossigeno.
Il Marsala è disponibile nei formati Secco (secco), Semisecco (secco) e Dolce (dolce), ed è classificato in base al colore (di cui ce ne sono troppi per elencarli qui) e al tempo di invecchiamento:
La multa deve trascorrere 8 mesi in botte (e deve contenere almeno il 17,5% di alcol – tutto il resto deve essere almeno il 18%);
Superiore deve trascorrere 20 mesi;
Superiore Riserva, almeno 44;
Vergine, almeno 56 anni;
e Vergine Stravecchio, ben 116 mesi in botte (sono quasi dieci anni!).
Il Marsala è un vino liquoroso assolutamente unico ed è popolare come aperitivo, come digestivo, come ingrediente da cucina e così via. È per molti versi l’orgoglio della Sicilia.
Il vino siciliano non finisce qui, ovviamente, ma ci vorrebbe un intero libro per trattare a fondo l’argomento! Una regione dalla storica reputazione per il vino sfuso si è trasformata in un grande nome del vino italiano moderno, una terra dalla varietà davvero vertiginosa.
I nostri vini dalla Sicilia
Una selezione dei vini siciliani che vendiamo nella la nostra enoteca di Venezia e spediamo a livello internazionale.
Sicilia – La ripartizione
Posizione: isola, al largo di sud-ovest.
Clima: caldo, mediterraneo, pioggia variabile.
Suolo: fortemente vulcanico, ricco di minerali come fosforo e magnesio.
Altezza: da media a alta quanto possibile.
DOCG, DOC e un IGT: Cerasuolo di Vittoria DOCG; Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Etna, Far, Malvasia delle Lipari, Mamertino (di Milazzo), Marsala, Menfi, Monreale, Noto, Pantelleria, Riesi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Sciacca, Sicilia, Siracusa, Vittoria DOC; IGT Sicilia.
Principali uve rosse: alicante, frappato, merlot, nerello cappuccio, nerello mascalese, nero d’Avola, perricone, syrah.
Principali uve bianche: carricante, cataratto, damaschino, fiano, grillo, inzolia (ansonica), malvasia, pinot grigio, trebbiano, zibibbo (moscato d’Alessandria).
Perla nascosta: se riesci a mettere le mani su alcuni frappati rossi con un intervento minimo, ne sarai molto felice.
Informazioni su Wine Shop all’Amarone


Enoteca all’Amarone a Venezia offre un’eccezionale selezione di vini italiani, mettendo in risalto l’illustre Amarone della Valpolicella. Oltre al nostro focus sull’Amarone, presentiamo con orgoglio vini selezionati della Sicilia, mostrando la diversità e la ricchezza delle regioni vinicole italiane. La nostra collezione curata è progettata per offrire agli amanti del vino un assaggio del meglio dell’Italia, dai sapori robusti dell’Amarone ai profili unici dei vini siciliani.









