Vino valdostano
Vino valdostano
Vino valdostano
Vini della Valle d’Aosta: scopri questa magica terra di gemme vitivinicole nascoste
Introduzione
La Valle d’Aosta è la regione più piccola, più alta e meno popolata d’Italia, una valle alpina di straordinaria bellezza al confine con la Francia (a ovest) e la Svizzera (a nord), dove la vita si muove al ritmo costante dei tamburi di pelle di capra dell’antica vita rurale montana. È la patria del punto più alto d’Italia (e d’Europa), l’imponente alpe del Monte Bianco, del versante italiano del Cervino, del camoscio che sfida la gravità i cui zoccoli si aggrappano a sporgenze invisibili su pareti a strapiombo, di uno dei grandi formaggi del nord Italia – e in effetti di una piccola ma favolosa cultura del vino, una gemma nascosta che funge da sorta di anello mancante tra l’universo francese e quello italiano.
La regione è una delle poche regioni ufficialmente bilingue in Italia, con il francese e l’italiano che hanno entrambi lo status ufficiale, anche se in pratica è effettivamente trilingue poiché molti usano il dialetto locale, noto come valdostano (o Valdôtain o anche patois), nella vita di tutti i giorni (tipicamente il dialetto è una sorta di incrocio tra l’italiano e la varietà alpina di francoprovenzale). Ha una superficie di soli 3.260 km², più o meno le dimensioni di due Londra, e una popolazione inferiore a 125.000 abitanti. La valle da cui prende il nome corre su entrambi i lati del fiume Dora Baltea, tra le Alpi Graie e Pennine, nasce da una coppia di ghiacciai nell’alta valle, attraversa la città di Aosta e la maggior parte degli altri principali insediamenti della regione, per sfociare infine nel fiume Po nel Vercellese in Piemonte. Politicamente fa parte dell’Italia perché tradizionalmente appartenente ai domini di Casa Savoia, la dinastia di confine che divenne re prima del Piemonte-Sardegna, e poi di tutta Italia a seguito del Risorgimento – infatti i duchi di Savoia divennero signori della regione per un intero millennio fa, nel 1032.
Gran parte dell’economia valdostana si basa nel settore del turismo, in particolare (naturalmente, vista la posizione) legato allo sci. Ci sono però dei tesori da trovare qui, nella tradizione locale della scultura in legno, e soprattutto nel settore agricolo artigianale, che sebbene piccolo in termini di prodotto lordo è davvero potente in termini di qualità, ed è qui che entra in gioco il vino.


Il vino
Anche se si trova nell’entroterra e in montagna, ed è considerata giustamente dotata di un clima continentale fresco, la zona è nota per il suo clima molto caldo e secco durante l’estate, condizioni davvero ideali per la coltivazione del vino. Essendo una valle, è, ovviamente, piena di pendii e, grazie ai vantaggi dell’esposizione al sole, la maggior parte della vinificazione di qualità viene effettuata sul lato nord-orientale del fiume (infatti è noto per il suo elevato numero di ore di sole all’anno). La valle è fondamentale per determinare le differenze del suolo, con il terriccio più sabbioso che si trova più in alto e l’influenza del fiume che si fa sentire più in basso, con i suoi terreni alluvionali di argilla e ciottoli. Una caratteristica particolarmente interessante della regione è che la famigerata fillossera, un insetto che distrusse la maggior parte del vino europeo alla fine del XIX secoloth secolo, non potevano vivere alle altitudini alpine, conferendo così alla Valle d’Aosta alcune delle medie viticole più antiche d’Europa.
La DOC Valle d’Aosta rappresenta l’intera regione, con sette sottozone (ognuna basata su un villaggio omonimo) e nessuna classificazione IGT o DOCG; il che significa che per poter beneficiare della DOC un vino deve soddisfare le condizioni di ovunque si trovi. È diviso sostanzialmente in tre zone: l’alta valle, la valle centrale e la bassa valle. Sebbene abbia la produzione totale più bassa d’Italia, con circa 330.000 casse prodotte all’anno (di cui solo 36.000 sotto l’etichetta DOC) e solo circa 450 ettari coltivati a vite, è considerata una regione piccola ma potente con una qualità eccezionale da trovare in bottiglie a volte difficili da individuare. Forse, in modo un po’ sorprendente, l’80% della produzione è di rosso vino, per lo più dalle varietà appropriatamente galliche di pinot nero, gamay e l’intrigante petit rouge autoctono, sebbene il nebbiolo (conosciuto localmente come “picotendro“) sia predominante verso il confine sud-orientale con il Piemonte. C’è anche del buon vino bianco, tuttavia, per il quale bisogna in gran parte ringraziare un’altra uva autoctona chiamata prié blanc.
L’alta valle è la patria principale di quest’uva, dove è responsabile al 100% dell’etichetta Blanc de Morgex et de la Salle, nonché di pregiati spumanti realizzati con il metodo tradizionale (cioè il metodo dello Champagne), solitamente assemblando il prié blanc con altre varietà bianche, sia autoctone che internazionali (dal teinturier recentemente riscoperto si ottiene anche un rosé (cioè a polpa scura e dalla buccia scura) detto roussin de Morgex). In questa zona troverai anche la Valdigne, il luogo con i vigneti più alti d’Europa, a ben 1.200 m sul livello del mare.
Spostandosi a est verso la valle centrale, il cuore della produzione della regione e sede di quattro sottozone distinte. L’Enfer d’Arvier era la propria DOC prima di essere assorbito nella DOC Valle d’Aosta, ed è portato da vini rossi composti da almeno l’85% di petit rouge. Torrette è la più grande delle quattro zone centrali e produce anche un rosso composto principalmente da petit rouge (minimo 70%). Nus è insolito, in quanto il petit rouge viene utilizzato per integrare la varietà locale vien de Nus nel suo caratteristico rosso; produce anche vini bianchi da malvoisie (non infatti malvasia, ma pinot grigio) sia secchi che passito (o ‘flétri’ in francese). Chambave, come Torrette, produce un vino rosso petit rouge per almeno il 70%, e come Nus produce anche bianchi sia secchi che flétri, anche se da un’uva moscato.
Finalmente ci si immerge a sud-est nella bassa valle e l’influenza del Piemonte inizia a farsi sentire. Esistono due sottozone, entrambe producono vini rossi a base di “picotendro” (nebbiolo). Ad Arnad-Montjovet il picotendro deve rappresentare almeno il 70% del vino, mentre a Donnas il minimo è dell’85% più un disciplinare DOC di almeno 24 mesi di invecchiamento prima della commercializzazione, di cui almeno 10 in rovere. Questi ultimi vini, conosciuti a volte come “fratello di montagna del Barolo”, si sono guadagnati una reputazione particolarmente buona. Ma l’intera regione è una delle più intriganti d’Italia; uve insolite in condizioni rare, tradizioni antiche e nascoste e un’atmosfera ibrida, profonda e fresca, moderna e classica allo stesso tempo. Cercateli, perché sono tesori.
I nostri vini valdostani
Una selezione dei vini valdostani che vendiamo nella la nostra enoteca di Venezia e spediamo a livello internazionale.
Valle d’Aosta – Il crollo
Ubicazione: confine nordoccidentale
Clima: continentale fresco
Suoli: sabbiosi, alluvionali/argillosi
Quota: molto alta
IGT, DOC e DOCGS: Valle d’Aosta DOC (sottozone: Blanc de Morgex et de la Salle, Enfer d’Arvier, Torrette, Nus, Chambave, Arnad-Montjovet, Donnas)
Principali uve rosse: petit rouge, picotendro (nebbiolo), gamay, pinot nero
Principali uve bianche: prié blanc, malvoisie (pinot grigio), moscato
Perla nascosta: vino spumante rosato di Roussin de Morgex
Informazioni su Wine Shop all’Amarone


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